I temi del nostro futuro
di Francesca Marinaro
22 luglio 2009
Se vogliamo comprendere le straordinarie sorprese che il futuro potrebbe riservarci, ci conviene alzare lo sguardo dal cortile nazionale.
Ci conviene guardare con più attenzione al continente africano perché ci può aiutare a prendere coscienza dei grandi temi che abbiamo di fronte: demografia e migrazioni, povertà e malattie di massa, sviluppo e ambiente.
In termini generali, il continente africano non costituisce una priorità nell'agenda politica europea e nazionale, ma è altrettanto vero che le risposte a questi grandi temi - e a molti altri - orienteranno i prossimi decenni in un senso specifico. In questo contesto guardo con interesse all'iniziativa della rete europea dei parlamentari nazionali che insieme alle organizzazioni della società civile cerca di responsabilizzare gli attori politici nazionali su temi di interesse comune, come la lotta alla povertà, alla violenza e la difesa dei diritti fondamentali della persona.
Penso che, attraverso iniziative come quella che si è tenuta recentemente in Burkina Faso, si possono creare occasioni di conoscenza e di confronto sul campo delle strategie e delle realizzazioni comuni necessarie per combattere povertà e Aids, per affrontare la sfida dell'accesso per le popolazioni locali ai diritti e ai servizi in materia di cure, di salute sessuale e riproduttiva.
Tenendo conto del carattere multinazionale della delegazione dei parlamentari (Belgio, Francia, Italia, Spagna e Svizzera) mi piace pensare che siamo di fronte a un primo tentativo di metodo "europeo" di coinvolgimento dei parlamentari nazionali e della società civile europea per valutare, in un'ottica comune, gli effetti delle scelte compiute e verificare lo stato delle condizioni sanitarie che restano ancora precarie, in particolare quelle delle madri e dei loro figli, come pure quelle, spesso dimenticate, delle adolescenti: rimane forte la necessità di migliorare le condizioni di accesso alla salute di base, la salute sessuale e riproduttiva, come pure lo stesso utilizzo dei contraccettivi, stiamo parlando, infatti, di uno dei paesi tra i più poveri del mondo, con un elevato tasso di mortalità infantile e femminile, e con una costante crescita demografica.
La libertà di scelta, la capacità di controllo delle nascite, la riduzione dei rischi legati alla sessualità e alla gravidanza, non possono essere prerogativa di una parte "privilegiata" della popolazione mondiale. Si tratta di diritti fondamentali che bisogna garantire attraverso un sistema di sicurezza sociale per tutti. Questo è il messaggio ricavato dai tanti incontri con istituzioni locali, rappresentanze internazionali, strutture e luoghi della solidarietà concreta, con le popolazioni della periferia della capitale e delle zone saheliane del nord.
Il flagello dell'Aids, in particolare guardando alle giovani generazioni, va combattuto con una visione globale e intersettoriale di lotta alla povertà e alla violenza, ma anche di sviluppo della persona e di effettiva tutela della salute.
Si tratta di una strategia che deve poter contare sul consenso di tutta la comunità internazionale, se non vogliamo da qui a pochi anni, raccogliere i frutti del suo fallimento.
C'è urgente bisogno, in particolare nel nostro paese, di rimotivare e potenziare la cooperazione allo sviluppo, bilaterale e multilaterale per costruire reali opportunità di sviluppo, per assicurare continuità alle esperienze positive, per sostenere gli sforzi della società civile in difesa dei diritti delle donne e della salute.
C'è bisogno di serietà e coscienza nel riconoscere i risultati positivi, ma anche nel sottolineare le cose che non funzionano, ad esempio l'assistenza sanitaria di base a pagamento e il fatto che spesso siamo di fronte ad una assistenza frammentaria e dispersiva.
C'è una richiesta ricorrente di solidarietà, ma c'è anche una richiesta di impegno per trasferire competenze nella gestione dei problemi della salute e nella lotta contro la mutilazione dei genitali femminili.
Solidarietà, affermazione dei diritti e in particolare del diritto alla integrità fisica delle donne: nel caso del Burkina Faso, possiamo rivendicare la scelta compiuta nel 2004, (ero ancora DS) di cofinanziare, con i fondi provenienti dal tesseramento di scopo, il progetto dell'ong italiana AIDOS, per la costruzione a Ouagadougou del "Centro per il benessere delle donne", per la prevenzione e il trattamento delle conseguenze delle mutilazioni dei genitali femminili sulla salute psicofisica, e in particolare, sulla salute riproduttiva delle donne.
Una struttura all'avanguardia, utile alla popolazione locale, che offre servizi e sostegno, assicura informazioni e formazione, promuove ricerche e tutela dei diritti, garantisce un luogo di aggregazione e un esempio di urbanizzazione in armonia con l'ambiente.
E' significativo, a questo proposito, sottolineare l'accoglienza positiva riservata alla rappresentanza italiana da parte degli attori locali: segno che siamo visti come interlocutori necessari nel rapporto Africa e Unione europea e nel rafforzamento della rete europea dei parlamentari nazionali.
Ci si deve allora chiedere perché il PD ha bisogno di un progetto politico ampio e aperto e come fare per non disperdere esperienze concrete di solidarietà, se non altro perché siamo confrontati, insieme ad altri paesi europei come la Spagna, con una forte pressione migratoria in provenienza dall'Africa.
C'è urgente bisogno di lavorare alla definizione di una rete ampia di mobilitazione e di impegno politico e culturale con altre forze Progressiste e della Sinistra europea, in particolare con coloro che, come noi, si affacciano sul Mediterraneo; per decidere di comune accordo il da farsi, per rafforzare l'azione dell'Unione europea e degli Stati membri in Africa.
Se l'Unione europea vuole avere i Paesi africani come vicini amichevoli e democratici in un continente dove anche le ultime ombre del colonialismo siano davvero svanite, deve costruire con essi un rapporto di interdipendenza basato su regole stabili, trasparenza e consenso.
Ma queste non si costruiranno da sole: i progressisti e i socialisti europei devono essere più determinati nel concordare regole comuni con i paesi africani, e poi nel difenderle anche nei casi di conflitti locali.
Una breve ma intensa immersione nei problemi quotidiani della povertà e della violenza, mi ha rafforzato nella convinzione che abbiamo bisogno di un partito democratico che affronta le grandi questioni del nostro tempo, che sa che esiste una questione migratoria e ambientale, che sa che esistono dislivelli di reddito intollerabili, che sa che esistono questi dislivelli in patria, ma soprattutto in altre parti del mondo a noi vicine, che sa cercare i suoi collegamenti con le grandi forze politiche europee e del mondo.
E come dimostra la Storia europea, se non la storia italiana, questo collegamento è nei grandi partiti del centro sinistra europeo. E' in questo contesto, planetario e storico, che bisogna trovare le ragioni autentiche, non secondarie della ragion d'essere del partito democratico, della sua capacità di cogliere le grandi questioni e di intervenire per affrontare i temi del nostro futuro.
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